mercoledì 13 ottobre 2010

Doganaccia-Abetone 10-10-10


Sono sempre più convinto che valga la pena trascorrere qualche giorno sul sentiero 00 a cavallo del crinale appenninico.

Foto Ciure

lunedì 4 ottobre 2010

Buoni propositi


Da mesi predicavo nel deserto sui benefici della pratica del camminare nella natura durante il finesettimana. Ciò che a me si manifesta come un bisogno insostituibile per alleviare gli sbattimenti del viver quotidiano, appare esso stesso come sbattimento alla maggior parte dei miei conoscenti. Ieri tuttavia una piacevole coincidenza ha fatto in modo che un gruppetto variegato di amici, facesse un po' di strada sul confine tra la provincia di Prato e Pistoia. Siamo partiti dalla cascina di Spedaletto per giungere a pranzo dalla Beatrice a Cantagallo. Nel pomeriggio, un po' appesantiti, abbiamo proseguito verso il rifugio Pacini al pian della Rasa, prima su asfalto poi sul bel sentiero n° 50. Ricordo con piacere la sosta al passo del Treppio con il sole al tramonto che faceva capolino tra gli alberi. Domenica 17 ci apetta il Mugello con i suoi tortelli di patate.

domenica 26 settembre 2010

Sagro con le tre Grazie 26-9-10


Ieri ho fatto da guida a tre fanciulle sulle vette apuane. Per fare bella figura ho giocato ramino: Il Sagro. Anche per me era la prima volta da queste parti. Siamo partiti da Foce di Pianza, una terrazza a picco su Carrara, il mare e lo sciagurato versante ovest del Monte Maggiore, dilaniato dalle cave. Si sono portati via anche pezzi di cresta. Queste sono le apuane, prendere o lasciare.
Appena scesi di macchina veniamo abbordati da tre tipi del posto. Involontariamente ispiriamo in loro talmente tanta simpatia da spingerli a cambiare il proprio itinerario con il nostro. Sono padre e figlio fotografi ed un accompagnatore che conosce ogni centimetro di queste montagne e non ha nessuna intenzione di tenere per sè quanto appreso in tanti anni di escursionismo. "Quello è il Borla, questo è il sentiero 173, Simona allora è la tua fidanzata? Quella là in basso è Colonnata, il monte Rasori è dietro qui, io mangio uvetta, che scarponi hai? Vado anche in Mountain Bike, Ilaria dov'è? Sai sono in cassa integrazione ed accompagno gente su queste montagne, Simona sei allenata allora, te l'ho detto che nel pomeriggio sarebbe peggiorato il tempo, non mi vogliono dare retta, bisogna svegliarsi presto per andare in montagna, ma che ne sa lui, mica fa i turni in fabbrica, Lorenzo! quello è il catino, lassù c'è il Pizzo della Signora, Valeria è fidanzata? Altrimenti la diamo a lui, quando vieni sulle apuane chiamami che andiamo insieme, Simona sono del tuo numero codesti scarponi? Facciamo così, aspetto io Ilaria e voi correte in vetta a fare due foto che tra poco con quelle nuvole dal mare non si vede più niente, bisogna svegliarsi presto per venire in montagna, ho un amico a Prato, lo conosci?, non vengo quasi mai sul Sagro, sono venuto l'anno passato a mettere un targa per un amico che è morto davanti ai miei occhi su una cresta sopra Resceto". Nel frattempo una suola si stacca dallo scarpone di Ilaria. Simona ha nello zaino un paio di scarpe di scorta: santa previdenza. Arriviamo in vetta giusto in tempo per riconoscere tra le nuvole qualche cima in lontananza. Ilaria e Marco ci raggiungono per mano. Facciamo uno spuntino e ripartiamo; neppure la discesa frena la lingua del nostro eroe. Raggiungiamo la macchina ed inizia a piovere. Salutiamo in fretta lo strano terzetto. Ai forestieri è concesso un pasto caldo al vicino rifugio Carrara dove l'ospitalità è di casa e i liquori sono rigorosamente offerti dal gestore.

Foto Ciure

lunedì 13 settembre 2010

Pisanino per la Bagola Bianca 12-9-10


Siamo saliti alla maniera delle capre, aggrappati alle pietre o in cerca di un appiglio tra i ciuffi di paleo. Non poteva essere altrimenti dal momento che ci siamo affidati ad una guida che non ha il senso del pericolo.

Foto Ciure

sabato 31 luglio 2010

Anello del Grondilice 25-7-10


Bellissimo giro, per la verità piuttosto faticoso, attorno alle cresta Garnerone e al monte Grondilice. Meriterebbe un bel resoconto che al momento non riesco a partorire.

Foto Ciure

lunedì 21 giugno 2010

Valore di Erri de Luca

Considero valore ogni forma di vita, la neve, la fragola, la mosca.
Considero valore il regno minerale, l'assemblea delle stelle.
Considero valore il vino finche' dura il pasto, un sorriso involontario, la stanchezza di chi non si e' risparmiato, due vecchi che si amano.
Considero valore quello che domani non varra' piu' niente e quello che oggi vale ancora poco.
Considero valore tutte le ferite.
Considero valore risparmiare acqua, riparare un paio di scarpe, tacere in tempo, accorrere a un grido, chiedere permesso prima di sedersi, provare gratitudine senza ricordare di che.
Considero valore sapere in una stanza dov'e' il nord, qual'e' il nome del vento che sta asciugando il bucato.
Considero valore il viaggio del vagabondo, la clausura della monaca, la pazienza del condannato, qualunque colpa sia.
Considero valore l'uso del verbo amare e l'ipotesi che esista un creatore.

Molti di questi valori non ho conosciuto.

mercoledì 2 giugno 2010

Pizzo d'Uccello 30-05-10






















Da una settimana avevo in mente di lenire il vuoto generato dalla temporanea assenza della mia consorte, con una bella gita fuoriporta. Tale gita fuoriporta avrebbe dovuto coniugare l'impiego del mezzo meccanico a due ruote e degli scarponi. Quale posto migliore del Pizzo d'Uccello, cima di prim'ordine della catena apuana a 200 chilometri di asfalto da casa, teatro di innumerevoli imprese alpinistiche? La via normale viene indicata per escursionisti esperti con qualche passaggio in cui c'è bisogno di usare le mani, in definitiva alla portata di tutti.
La sera precedente la partenza ero agitato per questa mia impresa solitaria. Ci tenevo a farla da solo, non so perchè.
Sveglia alle sei e partenza alle sette. Autostrada fino a Capannori per poi imboccare la statale che risale la valle del Serchio. Sosta caffè al ponte della Maddalena. A Piazza al Serchio avvisto la sagoma appuntita del Pizzo d'Uccello con la sua parete nord a strapiombo. Ci sarà da preoccuparsi?
Giungo finalmente nella valle dell'Orto di Donna ai piedi dei rilievi che ho studiato durante l'inverno. Parcheggio, mi cambio e parto. Risalgo una cava fino a giungere a Foce di Giovo, sella erbosa a cavallo tra la Cresta Garnerone e la cresta est del Pizzo d'Uccello. La mia meta è avvolta dalla nebbia, ahimè. Proseguo con immutata convinzione. Sul sentiero che si inerpica in salita tra le rocce, incontro un gruppo di Bolzano che procede a ritroso. Mi anticipano che non troverò anima viva sulla mia strada. Indietro non si torna, questo è sicuro. Di lì a poco dalla nebbia spunta un tale alla mia destra che mi precederà fino alla vetta. Tutto sommato la salita mi appare agevole; ero preparato al peggio. La nebbia ha il vantaggio di mitigare l'esposizione. Il tale sulla vetta mangia un Kinder cereali e riparte salutandomi. Penso sia giusto soffermarmi un po' confidando in un colpo di vento che mi mostri cosa c'è in lontananza. Mangio. Aspetto ancora. Tira vento ma la nebbia non se ne va.
E' tempo di partire.
L'itinerario prescelto contempla il rientro per lo stesso percorso fino al Giovetto. Da qui si prende a sinistra su sentiero fino a Foce Siggioli, terrazzo ideale per ammirare i 700 metri di caduta verticale della parete Nord. Scendo con calma animato da piacevoli sensazioni. Una frecca nera dipinta sulla roccia indica Foce Siggioli (per escursionisti esperti). Senza pensarci troppo prendo a sinistra. La strada è tracciata, mi accontento di questo. I segni mi indicano il cammino poco sotto il filo di cresta mentre dal basso risale veloce la nebbia. Pian piano i segni diventano più radi e il sentiero appare poco battuto. Supero un tratto particolarmente scosceso con la schiena a valle e l'aiuto delle mani. Poi c'è il paleo. Comincio a spaventarmi. Non vedo più i segni, faccio su e giù in diverse direzioni per trovare una pennellata amica di colore rosso. Niente. Mi maledico un po'. Esperto è chi ha compiuto un dato itinerario con qualcuno che l'ha già fatto in precedenza. Da oggi questo è per me il senso dell'essere esperti in montagna. Decido che l'unica cosa da fare è seguire la cresta (di Capradossa) fino ad un alberello in lontananza. Troppo "sdrucciolevoli" le alternative. All'albero trovo un sentiero, non segnato, ma un sentiero. Giro a destra. Sono ancora un po' agitato. Continuo nel bosco dove a breve incontro i segni bianchi e rossi. Dopo una ventina di minuti scorgo un segnavia, quello del Giovetto. Sono più sereno. Il Pizzo d'Uccello è adesso libero dalla nebbia. Lo ammiro in compagnia di una mela. Devo aver fatto un pezzo di strada di troppo. Un sentiero ben segnalato, tra i faggi, mi conduce fino al rifugio Donegani. La mia moto è lì che aspetta. A Castelnuovo Garfagnana prendo per Arni e giù fino in Versilia dove mio nipote Giulio studia da costruttore di castelli di sabbia.

Foto Ciure

Devo ammettere di averla fatta un po' lunga con questo Pizzo d'Uccello. Tuttavia ho trovato in rete una foto che rende merito al tratto di sentiero che mi ha fatto spaventare. Mi sembra dunque doveroso condividere. Eccola qua (si fa per ridere un po'). Queste sono fedeli: qui e qui (da angolazioni opposte).

Alta via numero 2

Una decisione è stata presa stasera: nel 2025 si farà una porzione (o tutta) l'alta via numero 2. L'intento è quello di dimostrare...