venerdì 23 agosto 2024

Alta via numero 2

Una decisione è stata presa stasera: nel 2025 si farà una porzione (o tutta) l'alta via numero 2. L'intento è quello di dimostrare di essere riusciti a educare i nostri figli almeno in modo simile a quelli della fantastica famiglia del 2008. E di stare bene in montagna tutti insieme

domenica 5 settembre 2021

Pania 24-8-21


Se la memoria non mi tradisce oggi è stata la mia decima ascensione sulla Pania. Sono partito da Pruno e mi sono goduto tutto il percorso, sostenuto da un piacevole vento fresco. Salendo ho superato un gruppo di tre persone, un ragazzo svedese con cui mi sono fermato a parlare ed una ragazza, rimasta indietro rispetto ai suoi compagni di spedizione. Ero a cento metri dal callare e mi sono fermato a guardare il Corchia. Ripartendo la rotazione della suola dello scarpone ha spinto i sassi piccoli che hanno spinto un masso in bilico grande come un pallone da rugby. Il masso rotolando è passato vicino al piede della ragazza ed è rimbalzato sotto di noi, impennandosi ad una decina di metri dal ragazzo svedese. Ha proseguito la sua corsa in direzione del Puntato senza che riuscissi a vedere se fosse passato vicino a qualcuno più in basso o si fosse fermato. Sono arrivato fino alla vetta ed ho atteso chi era dietro di me. E' andato tutto bene, sembra che stare attenti non sia sempre sufficiente o forse, come nella vita e nel lavoro, le cose che ti elevano comportano dei rischi. 

mercoledì 1 settembre 2021

Cima di Gioia e Cima d'Uomo 12-8-21


Un anello piacevole suggerito dal barbiere del Cinquale. Torno in Apuane dopo 11 mesi con addosso la stanchezza di quest'anno difficile. Ho messo la sveglia per tre giorni senza trovare la forza di partire. Anche stamattina stavo per desistere poi alle 9 ho preso la macchina e ho guidato fino al parcheggio del Vergheto. Da qui ho camminato fino a Cima di Gioia dove all'interno di una cava enorme ancora attiva, è stato realizzato un murales bellissimo raffigurante il David. La cima è stata portata via, qui funziona così. E' molto caldo, inizio a scendere per la strada di cava. Due cavatori mi suggeriscono di tornare indietro e scegliere il sentiero che scende a Colonnata all'interno del bosco. Arrivato a Colonnata, girello con una schiacciata al lardo e con la pancia piena risalgo il sentiero che percorre il crinale che culmina con Cima d'Uomo. Sono già stanco e benedico la curva sul sentiero che mi riporta in un bosco di felci dove le uniche forme di vita che ho incontrato sono state una serpe e tre pernici.

giovedì 22 ottobre 2020

Monte Sella da Renara 19-9-20



Negli anni la mia curiosità si è spostata dalle vette Apuane alle valli, ai loro sentieri ed alle vie di lizza. Raggiungere il Sella da Renara attraverso la lizza della Monorotaia rappresenta per gli appassionati di questi luoghi, una sfida da affrontare almeno una volta nella vita. Il Sella per me ha un fascino particolare: poco visitato, svuotato dall'interno dalla cava più alta delle Apuane, ricco di testimonianze riguardo il duro lavoro del cavatore. 

La lizza della monorotaia, insieme a quella delle Cave Cruzze ed a quella del Padulello è senza dubbio una delle testimonianze più incredibili di cosa l'uomo sia stato in grado di concepire. Una rotaia percorreva i tre chilometri e mezzo che dividono l'attuale Cava Ronchieri fino alla valla di Renara. Su questa rotaia, una slitta a motore guidata da un operatore frenava i carichi di marmo in discesa. 

La compagnia per questa escursione doveva essere composta da sei elementi, tre gli assenti dell'ultimo momento: alla partenza Caterina, Francesca ed io. Ero convinto di affrontare senza problemi questo itinerario che si è rivelato una fatica mortale. Dopo un tratto piuttosto agevole, il sentiero si insidia in un torrente che negli anni ha cancellato il vecchio tragitto. Successivamente la monorotaia piega a sinistra per risalire il fosso del Chiasso, una spaccatura dritta, lunga un chilometro e mezzo dove la rotaia raggiunge pendenze superiori all' 80%. Una serie di gradini rende questa penitenza meno dolorosa. Giungiamo stremati al punto dove la valle si apre. Qui parliamo con un pastore del posto che ci consiglia di abbandonare la lizza e percorrere il sentiero per cava Bagnoli. Proseguiamo affannati, ad ogni passo sento vacillare la fiducia riposta nei mie confronti. 

Arriviamo in vetta dove consumiamo il consueto panino, festeggiando la grande impresa. Il rientro è un susseguirsi di cadute e ragnatele attaccate alla faccia. "Un itinerario scemo bellissimo". Cit.


sabato 12 settembre 2020

Cinquale


Quindici giorni di mare, quattro uscite in montagna. La prima, da solo sulla Tambura. Sono salito dal 166, mai calpestato prima, fino al passo della Focolaccia, poi la classica traversata con rientro dalla Vandelli. Con Luigi e suo cugino siamo tornati sull' Altissimo dal passo degli Uncini e rientrati dalle cave del Fondone. Ho portato Francesco e Simona sul Folgorito in una giornata caldissima, al rientro ci siamo fermati a pranzo in una trattoria bizzarra a Canevara. L'ultima escursione doveva essere un anello di mia concezione: partire da Forno, raggiungere la forcella di Porta per poi rientrare dalla Vettolina. Al momento del risveglio non ero in forma ed ho optato per il Piglione, forse il monte più appenninico delle Apuane. Il prossimo anno voglio tornare sull'Altissimo dal Pian della Fioba, fare questo giro sotto il Contrario ed andare sul monte Castagnolo. Ce la farò?

sabato 15 agosto 2020

Gagnaia


 L' incertezza sull' evoluzione dei contagi legati al covid ci ha spinti a riconsiderare le nostre vacanze estive. 

La cosa che più mi ha dato dispiacere in questi mesi di quarantena è stata pensare a Francesco senza alcun contatto con bambini della sua età, lontano dalla natura. Abbiamo pensato che quel desiderio mai concretizzato di affittare una casa in campagna potesse finalmente essere esaudito. Il consueto passaparola ci ha portati a Gagnaia, piccolo borgo adagiato sul crinale Appenninico ad un chilometro da Cavarzano. Qui una compagna di classe di Francesco trascorre abitualmente le sue vacanze estive nella casa dei nonni paterni. Convincere i miei suoceri a vivere lontano da casa i mesi di Luglio ed Agosto è stato più semplice del previsto: la casa che abbiamo affittato era la "meglio" di Gagnaia con una vista mozzafiato sulla valle del Carigiola, Gavigno e l' Alpe di Cavarzano. 

I mesi di Luglio ed Agosto sono stati un piacevole andirivieni di parenti e amici. Io e Simona abbiamo fatto i pendolari: presto abbiamo scoperto che Francesco stava bene anche senza di noi e ci siamo goduti un po' di liberta.

Nel fine settimana ho potuto conoscere meglio tutti quei luoghi attraversati frettolosamente in tanti anni di Da Piazza a Piazza. Restano ancora da esplorare alcuni sentieri che senza dubbio saranno bellissimi in veste autunnale con i torrenti in piena.

venerdì 31 luglio 2020

Dolomiti 25/27-7-20




Grazie a Luigi abbiamo goduto di tre giorni fantastici sulle Dolomiti. Dopo breve indecisione abbiamo prenotato un albergo spartano a Soraga, di faccia al Catinaccio. Tre giorni uno più bello dell'altro. Il primo giorno siamo stati sul Latemar, salendo al rifugio Torre di Pisa. Il secondo giorno la girata più bella e impegnativa: dal passo San Pellegrino abbiamo percorso una cresta attrezzata fino al Monte Malinverno. L'ultimo giorno breve passeggiata a passo Rolle alla baita Gervasutti. W le partenze improvvisate

giovedì 23 luglio 2020

Nona e Croce 19-7-20



Dopo 30 anni sono tornato sul Croce e sul Nona. Il mio babbo dice che ci sono stato da piccolo. Mi ricordo di esser stato sul Croce con gli Scuccimarra e l'Arrighetti ma non ricordo niente del Nona. Questa uscita mi è sembrata perfetta per testare la mia coscia strappata. Mi hanno raggiunto al mare Francesca e Caterina ed insieme abbiamo goduto di questi luoghi spettacolari in una giornata bellissima.

giovedì 26 marzo 2020

Letargo per Coronavirus 12-03-20



Costretto a casa da un micro-organismo arrivato da lontano, trovo quel tempo che ho sempre rincorso. E' arrivato dunque il momento di aggiornare questo blog. In montagna torneremo presto, ne sono sicuro. Non tutto il male viene per nuocere, recita un famoso detto. Finora tanti intoppi che sono sopraggiunti sulla mia strada, maledetti inizialmente, sono poi serviti a compiere delle scelte vitali per la persona che sarei diventato poi.
Nel frattempo faccio il babbo ed il maestro di scuola elementare, cucino un po', leggo qualche libro lasciato sul comodino, un po' mi preoccupo e mi rattristo per i tanti defunti e per i sanitari costretti a sacrifici disumani. Confido che torneremo a passare qualche giorno tutti insieme al Puntato, per questo sto preparando tante canzoni da cantare con la chitarra.

martedì 7 gennaio 2020

Sumbra 6-1-20




Ho trascorso la befana sulle Apuane. Ho accolto un invito della sera precedente di Caterina che mi ha proposto l'anello del Sumbra. Sono passati ormai dieci anni dall'ultima volta che ho raggiunto insieme a Luigi ed Agnese la vetta di questa bellissima montagna, una delle mie preferite in Apuane. Insieme a noi anche due ragazzi del Cai, Francesca ed il suo cane Bacco. Non ero mai stato da queste parti in Gennaio. Purtroppo la neve non è ancora arrivata e possiamo spingerci in itinerari normalmente impraticabili. Abbiamo trovato soltanto alcune lingue di ghiaccio al Fatonero e sul versante del Fiocca che sta tutto il giorno all'ombra; per fortuna niente ci ha impedito di completare il giro in sicurezza. Passo Fiocca è uno dei luoghi più selvaggi delle Apuane, immagino che anche il passo della Focolaccia offrisse un panorama di ugual bellezza prima di essere stravolto dalle cave. La Penna di Sumbra dal basso appare come una freccia puntata verso il cielo, impossibile da conquistare. La vetta tuttavia si presenta come un terrazzo erboso da cui si contempla, in posizione decentrata, tutta la catena.

lunedì 30 dicembre 2019

Gabberi 29-12-19



Il Gabberi è stato una gradita sorpresa. Relegato nelle ultime pagine delle guide, offre invece un panorama mozzafiato sul mare e sulle Apuane Meridionali. Io e Marco siamo stati così appagati da cotanta bellezza che invece di raggiungere anche la vetta del Lieto siamo scesi a Ripa a berci uno spritz.

giovedì 26 dicembre 2019

Natale 2019



In tre giorni sono salito tre volte in Calvana. Il pomeriggio di vigilia sono salito fino a Casa Bastone a prendere una boccata d'aria. Di sera ho condotto tutta alla famiglia alla messa di mezzanotte al chiesino di Cavagliano con Francesco che si è addormentato appoggiato alla coscia di Simona e mi ha offeso per tutta la camminata del ritorno per averlo svegliato. Questa foto è invece stata scattata per Santo Stefano nel vano tentativo di smaltire un po' di panettone.

sabato 2 novembre 2019

Nonni


<Questo è stato il 26 gennaio 1943. I miei amici più cari mi hanno lasciato in quel giorno>.
Quest’estate ho letto Il sergente della neve di Rigoni Stern, un libro che narra la tragica vicenda dei soldati italiani inviati in Russia a sostegno delle truppe tedesche durante la seconda guerra mondiale.
Gino, un mio caro amico, mi diceva continuamente che la crescita è una sorta di spirale in cui si procede in avanti senza un andamento lineare, attingendo costantemente al passato per cogliere elementi necessari a progredire. Questa frase del libro ha in qualche modo scosso in me la polvere su quei racconti riguardanti mio nonno Silvio che avevo accantonato senza dare loro il giusto peso.
Oggi 2-11-19, giorno dei morti, voglio raccontarmi un po’ di cose sulla mie truppe di seconda linea, i miei nonni.
Francesco ha da poco compiuto 6 anni. Per certi versi mi sembra già grande, sorrido ai progressi fatti, le paure superate, i tuffi, la bicicletta, la capacità di organizzare, finire e riordinare un gioco di fantasia. Mia nonna Lisetta, la mia nonna paterna, morì quando avevo l’età di Francesco e mio malgrado conservo pochissimi ricordi. Ho trattenuto alcune immagini: una bici color violetto, le paste della domenica, una mano che mi accarezza mentre gioco con i pirulini al tavolo di cucina. Spero che Francesco conservi molti ricordi di questi anni trascorsi con i suoi nonni.
In casa con noi viveva la nonna Giulia, vedova di mio nonno Nello, morto quando mia madre aveva 4 anni. Ho sempre pensato di essere il risultato di storie “normali”, col tempo ho scoperto che non era così. L’avventura terrena dei miei nonni materni è la prova tangibile di quanto la vita possa picchiare forte, non darti una seconda possibilità ma anche di amore e tenacia. Mia nonna Giulia morì nel 1999, prima di Natale, mentre ero a studiare inglese a Londra. Mia sorella venne a comunicarmelo a cose fatte, nello stile della mia famiglia. Ricordo che stavamo passeggiando nei pressi di St. Paul nel buio dei pomeriggi invernali. Il colpo mi arrivò qualche giorno più tardi, quando Francesca era ripartita. A dare il La fu, come mi accade spesso una canzone, precisamente l’ Alleluiah di Leonard Cohen interpretata da Jeff Buckley. Ho fatto tanto arrabbiare mia nonna che, senza dubbio, viveva per noi nipoti. Ripenso a tutto l’amore che metteva nel farci da mangiare, tenerci in ordine. Potessi tornare indietro sarei molto più buono con lei. Nel 1999, a 22 anni, non avevo più nonni in vita.
La storia che ho riletto grazie al libro di Rigoni Stern è quella dei miei nonni paterni Silvio e Lisetta. Mio nonno è morto quando avevo 16 anni, ero in gita di terza superiore a Venezia. Anche in questo caso ero lontano da casa. Al funerale piansi ininterrottamente. Mi ricordo che mio fratello faceva segno di calmarmi ma nonostante la timidezza e quella voglia di sentirsi grandi che si ha in terza superiore, non avevo nessuna intenzione di non farmi sentire. Credo che i nonni dello stesso sesso abbiano un significato particolare per ognuno di noi e quel giorno perdevo l’unico nonno maschio che avessi conosciuto. Mio nonno lavorava ai telai con mio zio Franco, aveva la faccia magra e scavata, la barba sempre fatta, i capelli stempiati come me, sempre in ordine. Lavorò finché la salute glielo permise, tutti i sabati andava dal barbiere, giocava a carte al circolo della parrocchia anche se non amava le discussioni. Spesso mi elargiva il frutto delle sue vittorie: caramelle all’orzo che mi piacevano tanto e al rabarbaro che mi piacevano meno. La domenica , io e il babbo andavamo alla messa al Giglio da un prete strampalato a cui facevo da chierichetto e poi a fare una girata. Talvolta andavamo a vedere la partita delle giovanili del Prato, talvolta sulla Retaia, spesso andavamo al cimitero di Santa Cristina, in Poggio, dove trovavamo sempre il nonno a curare la tomba della nonna Lisetta. Questa cosa di trovarlo lì, mai triste ma indaffarato mi è sempre sembrata molto bella. La Domenica, ogni tanto, veniva a pranzo da noi in bici, con dei fantastici vassoi di paste di Disarò. A primavera ci portava giganti mazzi di asparagi, a Natale ci dava 100.000 lire per uno. Parlava poco mio nonno, non tollerava le lamentele e non mi disse niente quando gli chiesi se avesse sparato in guerra.
Mio nonno, classe 1913, donò i suoi anni migliori ai sogni di Benito Mussolini. Svolse il servizio militare in Sardegna. Al termine della leva fu inviato nel Corno d’Africa durante la guerra d’Etiopia. Raccontava di aver consumato otto paia di stivali a fare la spola tra il porto ed il campo militare. Al ritorno sposò mia nonna Lisetta, era il 18 Gennaio del 1941. Provarono da subito ad avere dei figli ma per due volte non riuscirono a portare a termine la gravidanza. Mia nonna, che aveva perso il padre durante la prima guerra mondiale, dovette sopportare la partenza di suo marito per la seconda guerra mondiale. Era da poco rimasta in cinta quando mio nonno partì per l’Albania.
Abbiamo un piccolo diario del 1942 in cui mio nonno parla dei lavori da svolgere al campo, della fame, dell’amore per mia nonna Lisetta, delle speranze per quel figlio in arrivo. Per tutto il tempo della sua assenza nessuno ebbe notizia dell’altro.
“Siamo senza speranza” è quello che si legge su quelle pagine nel giorno dell’armistizio. I soldati al fronte furono costretti a scegliere se arruolarsi con l’esercito tedesco o darsi alla macchia ed unirsi ai movimenti partigiani di liberazione. Per un anno, fino alla fine della guerra, mio nonno si unì alla popolazione locale rischiando rappresaglie dei nazisti. Raccontava di esser stato messo al muro per esser fucilato in due occasioni e di essersela cavata per puro caso. Finita la guerra si imbarcò per Brindisi con altri soldati. Rientrò a casa a piedi e con mezzi di fortuna. Una signora anziana, all’epoca bambina, incontrata da mio padre alcune settima fa, gli ha detto di ricordare nitidamente la scena di questi gruppetti di soldati che rientravano a Prato da Firenze e di mia nonna sulla porta con mio zio Franco in braccio.
Purtroppo questo è tutto quello che conosco della storia di Silvio e Lisetta, i miei nonni.
Una storia molto diversa dai mie 20 anni, fatti di viaggi in Europa in tenda, serate allegre, amori, amicizie, concerti e tanta spensieratezza.



martedì 8 ottobre 2019

Prana 5-10-19



Continua la serie delle mie escursioni a metà. Questa volta a tradirmi è stata la tasca esterna dei miei pantaloni Patagonia, acquistati nel 2006 alla svendita per la chiusura del negozio Campione di Prato. Luigi ha lasciato a me la scelta dell'itinerario ed ho optato per partire da Casoli, presso Camaiore, giungere alla sella che divide il Prana dal Piglione e guadagnare in sequenza entrambe le vette. Il caso ha voluto che a metà della nostra ascesa, la tasca abbia ceduto sotto il peso del mio telefono cellulare. Giunti alla sella e realizzata la perdita del prezioso ritrovato tecnologico, ho messo da parte l'ansia di tornare a cercare il mio amico perduto ed ho convinto Luigi ad arrivare almeno in vetta al Prana. Il sentiero che conduce in cima è inizialmente ripido e chiuso dalla vegetazione poi si apre sul crinale erboso. Dalla vetta del Prana abbiamo ammirato Camaiore e il lago di Massaciuccoli prima di essere avvolti dalla nebbia.
Sapete dov'era il telefono? Era per terra sul sentiero perchè in montagna ci vanno solo brave persone.

sabato 28 settembre 2019

Puntato 3-4/8/19

Due anni fa, in occasione del mio quarantesimo compleanno, "obbligai" molti dei miei amici a trascorrere una notte in tenda presso il rifugio Le Cave, nella riserva naturale Acquerino-Cantagallo. Per alcuni fu la prima volta in tenda, per altri, me per primo, fu come aprire nuovamente la zip su mille ricordi. Festeggiare il compleanno insieme agli amici di sempre, in un luogo bellissimo, fu molto emozionante.
A due anni di distanza abbiamo pensato fosse una buona idea ripetere l'esperienza in luogo differente. La scelta è caduta sulle Apuane, grazie al suggerimento del bagnino del bagno Stella Maris: suo genero Rayan gestisce un' azienda agricola al Puntato, nei pressi di Isola Santa. Avevo ammirato il Puntato nelle mie escursioni al Pizzo delle Saette e al Freddone ma mai vi ero andato di persona. Insieme a 28 valorosi, di cui 12 bambini, abbiamo raggiunto la destinazione zaino in spalla, senza nessun aiuto esterno, sbagliando strada, con la consueta tensione emotiva che si crea per la stanchezza e rende l'impresa più memorabile. Il luogo del nostro accampamento ha superato le nostre più rosee aspettative e ci ha fatto vivere quella selvaggitudine, Wilderness per dirla all' inglese, che difficilmente ho sperimentato in altre destinazioni.
Il Puntato è un luogo fuori dal tempo e dallo spazio incorniciato dalle pareti verticali del Sumbra e Pizzo delle Saette. Qui abbiamo trascorso due giorni lontano da tutto, così vicini all'essenziale.
W la vita.

sabato 20 luglio 2019

Tambura da Campocatino 18-7-19

Con la fine dell' anno scolastico il mio studio si svuota lentamente ed inizio a programmare alcune giornate da trascorrere con Francesco o fughe in moto. Nelle ultime settimane ho trascorso alcuni giorni al Cinquale con Simona e Francesco, godendomi un po' di calma dopo il solito anno vissuto di corsa. Da settembre ho fatto tanta attività fisica, compresa una gara di crossfit ma camminato pochissimo: due girate in Calvana, una breve escursione in val Serenaia con Luigi in inverno, un pranzo al lago Scaffaiolo. Domenica scorsa con Marco e mio cugino Alessandro avevamo organizzato la traversata del Sumbra da Capanne di Careggine ad Arni. Le previsioni meteo annunciavano cielo coperto con miglioramento nel pomeriggio tuttavia appena raggiunto il crinale, siamo stati travolti da un nubifragio che ci ha accompagnato per più di un'ora costringendoci a tornare indietro, abbandonare il sentiero e scendere su una strada bianca diventata un ruscello. Ho pensato più volte che ero fortunato a non essere andato da solo, la paura in quelle situazioni può giocare brutti scherzi. Grazie a Dio, alla mia prudenza, al gps di mio cugino, al senso dell' orientamento di Marco, siamo arrivati alla strada asfaltata ed infine alla macchina.
Nonostante sia cosciente che andare in montagna da soli possa essere pericoloso, mi piace programmare alcune girate da solo, scegliendo itinerari senza insidie. Un anno fa interruppi a metà una mia escursione solitaria sulla Tambura da Campocatino perché in un canale pieno di neve ghiacciata, non riuscii a vedere dove proseguiva il sentiero. Tornare indietro dopo aver guidato per due ore e  rinunciare a proseguire fu doloroso ma non volli seguire tre sconosciuti che mi sembravano troppo spavaldi.
Ieri avevo programmato un giorno senza lavoro e sono tornato in moto a Campocatino per finire quel giro che avevo lasciato a metà. Camminare da solo mi piace, mi piace dover stare attento alla strada da seguire, i pensieri si districano nella mia mente. Sono arrivato sulla Tambura attraversando la Carcaraia e ridisceso sul tratto della Vandelli che dal passo tambura prosegue verso Modena. In moto sono andato con molta calma, passando da Careggine, Tre Fiumi, il Cipollaio e giù verso il mare.

martedì 5 marzo 2019

Pratomagno 3-3-19


Non mi sono lasciato scappare la possibilità di trascorrere una giornata insieme a quattro donne ed un cane bianco e nero e di muovere i miei primi passi sul Pratomagno. Con la moto, sottovalutando il freddo di questa giornata di Marzo, ho guidato fino a Loro Ciuffenna e raggiunto la comitiva a Trappola. Abbiamo risalito un sentiero che attraversa un bosco di grossi faggi fino a raggiungere il largo crinale appenninico. In questa stagione la neve si alterna all'erba seccata dal freddo invernale. Tra chiacchiere e risate siamo arrivati all'enorme croce rossa. Al ritorno in moto mi sono goduto il tepore dei pomeriggi invernali ed ho pensato al confine sottile tra dire si e dire no, alla fatica che talvolta ti impedisce di godere di giornate come queste.

domenica 9 settembre 2018

Schienale dell'asino 8-9-18

Ho ideato questo giro per soddisfare la mia curiosità riguardo quel tratto di Apuane intorno al passo del Vestito. In estate avrei voluto risalire la lizza della Monorotaia, prima con la Cate e la Baldi poi da solo. Nel primo caso ripiegammo sulla Pania, nel secondo caso  mi dovetti accontentare di un caffè sotto la pioggia al rifugio le Gobbie e di una chiaccherata col gestore.
Approfittando di una bella giornata di settembre, insieme a Luigi, Marco e Francesco abbiamo risalito il sentiero 150 che dal passo del vestito raggiunge la dorsale principale delle Apuane e poi cavalca lo schienale dell'Asino fino a passo Sella. Il sentiero richiede la massima attenzione per l'esposizione e il solito terreno infido. Giunti a passo Sella senza aver tentato la salita al monte Macina siamo entrati in cava Ronchieri per uscire dalla finestra nei pressi della cava Bagnoli, abbandonata. Raggiunta la vetta del monte Sella, siamo scesi con qualche batticuore per la via normale e la marmifera fino al rifugio Puliti. 
Un itinerario da affrontare con la massima concentrazione che attraversa uno dei luoghi più angusti ed affascinanti delle Apuane.

venerdì 27 luglio 2018

Giro della Pania 15-7-18


Messa da parte momentaneamente l'idea di risalire la lizza della monorotaia, ho condotto la Baldi e la Facchini, stimatissime colleghe, sulla Pania della Croce. Abbiamo girato intorno come fatto in precedenza con Francesco e Luigi.
Questa volta invece di puntare alla vetta per la cresta est, abbiamo attraversato il passo degli uomini della neve e siamo saliti attraverso il vallone dell'inferno.

venerdì 22 giugno 2018

Ferrata Sant'Antone al Monte Serra 21-6-18



Una bella idea nata dalla mente fulgida dell'architetto Lenzi: portare a termine la ferrata di Buti prima del tramonto e poi gustare insieme una bella cena al ristorante. Insieme a noi anche Luigi ed Alessio, amico di vecchia data. Questa volta, grazie al mio fisico bestiale, sono riuscito a terminare questo impegnativo itinerario.

Alta via numero 2

Una decisione è stata presa stasera: nel 2025 si farà una porzione (o tutta) l'alta via numero 2. L'intento è quello di dimostrare...